Ashley St Clair cita xAI per deepfake sessualizzati
Ashley St Clair, influencer e madre di uno dei figli di Elon Musk, ha avviato una causa contro xAI. L’accusa riguarda Grok, il chatbot della società, indicato come strumento capace di generare contenuti sessualizzati falsi senza consenso.
Nel ricorso, depositato inizialmente presso un tribunale statale di New York, Ashley St Clair sostiene che Grok avrebbe creato immagini alterate a partire da sue foto reali. Inoltre afferma di aver chiesto a xAI di bloccare ulteriori generazioni legate alla sua persona.
Secondo la denuncia, però, sarebbero comparsi comunque numerosi contenuti deepfake descritti come intimi, degradanti e abusivi. La causa cita anche un episodio legato a un’immagine risalente all’adolescenza, presentato come particolarmente grave.
Dalla causa a New York al trasferimento in tribunale federale
Il caso, dopo il deposito a New York, è stato spostato in sede federale. Quindi la vicenda entra in una fase più complessa, con conseguenze potenzialmente più ampie anche sul piano procedurale.
Allo stesso tempo, Ashley St Clair chiede un provvedimento urgente. Nel testo legale si parla di richiesta di ordine restrittivo temporaneo, con l’obiettivo di impedire a xAI di generare immagini che la riguardano in modo lesivo.
Nel documento, i legali descrivono un impatto personale pesante, tra paura, stress e necessità di tutela immediata. Inoltre evidenziano il danno reputazionale legato alla diffusione pubblica dei contenuti.
La contromossa di xAI in Texas
La storia, però, non si ferma qui. xAI avrebbe presentato a sua volta un’azione legale in Texas contro Ashley St Clair. Il punto centrale riguarda i termini di servizio, che secondo la società imporrebbero di portare eventuali dispute in Texas e non in New York.
Quindi la battaglia legale si muove su due piani. Da una parte c’è la richiesta di tutela contro i contenuti generati. Dall’altra c’è il tema della giurisdizione e del foro competente.
Pressioni, indagini e nuove restrizioni sulle immagini
Il caso arriva mentre xAI, Grok e la piattaforma X finiscono sotto pressione per contenuti sessualizzati generati con l’AI. Nel testo si citano minacce di sanzioni e interventi regolatori in aree come Unione Europea, Regno Unito e Francia. Inoltre vengono menzionate indagini in California e il coinvolgimento di Ofcom.
Si parla anche di blocchi del servizio in Paesi come Indonesia e Malaysia. In parallelo, xAI avrebbe annunciato restrizioni sulla generazione di immagini, con l’obiettivo di limitare abusi e rimuovere materiale illegale.
Anche la vicenda personale con Elon Musk entra nel racconto
Nel quadro descritto, emerge anche un fronte personale. Elon Musk avrebbe parlato su X di una richiesta di “piena custodia” del figlio di un anno, Romulus, dopo nuove tensioni pubbliche.
In sintesi, Ashley St Clair porta in tribunale un tema ormai centrale: responsabilità e limiti dei modelli generativi. Inoltre, con Grok e xAI al centro, la discussione si sposta su tutele rapide, regole chiare e applicazione concreta delle misure anti-abuso.