6G da T-Mobile entro il 2030 e l’Europa dorme
Mentre c’è ancora chi non ha toccato con mano nemmeno le vere potenzialità del 5G, T-Mobile ha già sparato alto: il 6G arriverà entro il 2030 e sarà roba seria.
Ulf Ewaldsson, CTO di T-Mobile, si è lasciato andare a dichiarazioni audaci. Ha parlato di una rete cento volte più potente di quanto ci si aspettasse inizialmente, con latenza sotto il millisecondo e fino a 500 miliardi di dispositivi connessi. Non solo: secondo lui, il 6G sarà intelligente, reattivo, quasi umano. Una sorta di maggiordomo digitale pronto a capire e soddisfare in tempo reale ogni nostra esigenza.
Numeri da capogiro, e anche un sogno americano bello confezionato. Ulf prevede un impatto da 10 trilioni di dollari in valore economico. E tutto ciò in meno di sette anni.
Stati Uniti e Cina spingono forte. L’Europa… dorme.
Mentre gli americani sognano e i cinesi costruiscono, l’Europa resta incastrata tra burocrazia e indecisioni. China Mobile, ad esempio, ha già installato oltre 50.000 stazioni 5G Advanced, con velocità di picco a 4,2 Gbps. E mentre gli europei ancora discutono sui costi del 5G, la Cina si prepara al salto.
I vertici delle TLC europee invece remano contro. Vogliono che il 6G non sia un nuovo standard, ma solo un’evoluzione del 5G. Troppo costoso, troppo complicato, troppo rischioso. E nel frattempo il tempo scorre, e gli altri corrono.
Mercato frammentato e regolamentato all’eccesso
Chi vive in Europa lo sa: troppi operatori, margini risicati, concorrenza spietata. Anche i Paesi con 7 milioni di abitanti hanno 3-4 telco attive. Il risultato? Zero spazio per investire in una nuova rivoluzione mobile. E poi ci si mette anche la regolamentazione stringente, che scoraggia qualsiasi slancio.
Gli americani, invece, hanno soldi, visione, e aziende pronte a rischiare. I cinesi? Hanno l’appoggio dello Stato, che spinge l’industria a colpi di investimenti pubblici. Noi? Guardiamo da lontano, come al solito.
Il rischio di uno standard frammentato
Il 3GPP, l’organo che decide gli standard globali, ha sempre mantenuto una certa unità. Ma ora quella compattezza è minacciata. Se Cina e USA correranno verso il 6G pieno di funzionalità evolute e l’Europa continuerà a tirare il freno, il settore potrebbe dividersi. E uno standard globale spezzato farebbe male a tutti.
Il treno 6G è partito. E l’Europa è rimasta sulla banchina
Mentre T-Mobile conquista i titoli dei giornali con previsioni roboanti, in Europa il 6G sembra ancora un argomento tabù. Nessuno ne parla, nessuno investe, nessuno ci crede. E se questo atteggiamento non cambia, il vecchio continente rischia di restare irrilevante nella prossima grande trasformazione mobile.
Il futuro non aspetta. E se l’Europa continuerà a guardare il mondo cambiare senza fare nulla, si ritroverà con le briciole di una torta da 10 trilioni.