Google usa i video di YouTube per addestrare l’IA: scoppia il caso copyright

Google usa i video di YouTube per addestrare l'IA: scoppia il caso copyright

Google ha confermato ufficialmente di utilizzare i video caricati su YouTube per l’addestramento dei suoi modelli di intelligenza artificiale. La rivelazione, riportata da CNBC, ha scatenato un nuovo fronte di polemica legato alla questione del copyright nel mondo dell’intelligenza artificiale.

YouTube come fonte di dati per l’IA

Secondo il report, Google sta attingendo a un sottoinsieme dei circa 20 miliardi di video presenti su YouTube. Anche se si tratta solo di una frazione, il volume resta immenso, probabilmente superiore a quello utilizzato da molti concorrenti.

Google afferma di rispettare i termini di servizio e gli accordi in essere. Tuttavia, il nodo centrale rimane: i creatori non possono disattivare l’utilizzo dei propri contenuti per l’addestramento dell’IA interna di Google.

I contenuti dei creator usati senza consenso?

Molti creator e professionisti del diritto d’autore, intervistati da CNBC, hanno dichiarato di non essere a conoscenza di questa pratica. Pur essendo menzionato in un post sul blog di YouTube di settembre che i contenuti possono essere usati per “migliorare l’esperienza prodotto… incluso tramite IA”, manca un’opzione per negare il consenso.

Il CEO di Loti, Luke Arrigoni, ha definito la pratica come la creazione di “una copia sintetica, una cattiva imitazione” dei creator, fatta per alimentare modelli IA come Veo 3.

Il caso Veo 3: video generati simili a quelli umani

Il modello Veo 3, presentato da Google a maggio, è capace di generare video e audio di livello cinematografico. Alcuni esempi mostrati dall’azienda hanno suscitato dubbi per la somiglianza con video reali caricati su YouTube.

La situazione si complica ulteriormente con l’annuncio dell’integrazione di contenuti Veo 3 nel feed di YouTube Shorts. Alcuni creator temono che l’IA possa sostituire i contenuti umani, usando proprio i loro materiali come base di partenza.

Le contromisure non convincono

Google sostiene di offrire clausole di indennizzo per gli utenti delle sue IA generative: in caso di cause per copyright, coprirebbe i costi legali. Inoltre, YouTube ha introdotto strumenti per gestire la propria immagine e impedire l’uso nei sistemi AI di terze parti.

Tuttavia, molti creator lamentano l’inaffidabilità di questi strumenti e la scarsa trasparenza. Il creatore Sam Beres (10 milioni di iscritti) parla di “concorrenza amichevole”, ma altri ritengono che Google stia sfruttando il lavoro creativo senza offrire compensi o meccanismi di controllo adeguati.

La legge rincorre la tecnologia

Il caso sottolinea la distanza crescente tra l’evoluzione delle tecnologie e la capacità del legislatore di stabilire regole eque. Alcune testate e aziende AI stanno chiudendo accordi legali per l’uso dei contenuti in fase di addestramento, ma per la maggior parte dei creator questa possibilità resta lontana.

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