Quali sono i lavori tech di domani? La software house Giuneco individua le 4 professioni più richieste

Secondo una ricerca di IFTF (Institute For The Future) l’85% dei lavori che esisteranno nel 2030 non sono ancora stati inventati. Le nuove tecnologie stanno infatti cambiando il panorama del lavoro, permettendo la nascita di nuove professioni mai esistite prima. Quali saranno allora le novità in ambito tech previste per il prossimo anno?

Giuneco (https://giuneco.it/), software house che realizza soluzioni tecnologiche originali e personalizzate, ha individuato alcune tra le posizioni lavorative nel mondo tecnologico e digitale più richieste, che potrebbero essere il punto di partenza per nuovi ruoli del futuro:

1) DevOps Expert: il termine DevOps richiama la metodologia aziendale volta a promuovere un insieme di processi indirizzati alla comunicazione e alla collaborazione tra  due divisioni: i gruppi di sviluppo (Dev, da developer) e i gruppi di operations (Ops). Per DevOps Consultant si intende quindi quel ruolo professionale che funge da collegamento tra questi due gruppi, favorendone la collaborazione così da ottimizzare sia la produttività degli sviluppatori sia l’affidabilità delle operazioni. È suo il compito di introdurre processi, strumenti e metodologie che soddisfano le esigenze delle varie fasi del ciclo di sviluppo del software, dal coding al deployment, dalla manutenzione agli aggiornamenti. Non solo, chi esercita come DevOps Consultant oggi può diventare anche coordinatore delle fasi del rilascio del software e svolgere attività da ricercatore per risolvere eventuali problemi che potrebbero insorgere durante lo svolgimento dei processi.

2) Digital Transformation Manager: non tutte le aziende hanno le competenze per affrontare senza problemi la transizione digitale e oggi questo aspetto è imprescindibile se non necessario. È per questo che, per dar via a una transizione che sia efficace e ottimale, è fondamentale avvalersi di una risorsa specializzata, detta “Digital Transformation Manager”. La figura di Digital Transformation Manager è in grado di saper decifrare le novità tecnologiche attuali per supportare le aziende nella transizione digitale, capendo se e come declinarle nelle diverse realtà aziendali. Per fare questo è necessario che sappia destreggiarsi da tecnologie vecchie e obsolete a tecnologie nuove e rivoluzionarie, per questo – molto spesso – ha già una formazione solida in materia ICT, anche se il ruolo è tanto complesso e omnicomprensivo che spesso questa professionalità proviene anche da ambienti legati al marketing e al project management. 

La funzione di Digital Transformation Manager può anche provenire dal ruolo di Product Owner, soprattutto per quelle aziende che utilizzano la Metodologia Agile, ovvero quella modalità di lavoro che facilita la pianificazione e lo sviluppo evolutivo dei progetti tra collaboratori e cliente finale. Il compito di chi diventa Product Owner, avendo la responsabilità di massimizzare il valore del prodotto e del lavoro svolto dal team di sviluppo, è quello di collaborare attivamente con ogni membro, chiarendo dubbi, rispondendo alle domande e definendo obiettivi in linea con la roadmap di prodotto e i desiderata degli utenti. Dato che questa figura ha bisogno di avere un’ampia conoscenza dei bisogni degli utenti finali e comprendere come il prodotto possa rispondere a queste necessità, è in grado di guidare efficacemente l’intero processo verso l’innovazione, sia dal  punto di vista tecnologico che di processo. Come tutte le figure “ibride” si trova ad agire sulla soglia: si colloca internamente all’azienda tra il business e l’IT, ma anche tra l’azienda e il mercato, tra i committenti e gli utenti finali.

3) Commerciale “ibrido”: la tecnologia non solo crea nuovi lavori, ma permette anche di modernizzarne altri. Come, ad esempio, il ruolo del commerciale, che ha l’obiettivo di mediare tra azienda, prodotto e cliente basando la sua comunicazione su cataloghi cartacei, schede tecniche, foto e referenze dei prodotti e dei servizi che è in grado di offrire. Come sta cambiando questa figura con l’avvento della tecnologia? Una delle evoluzioni si basa sulla possibilità di attingere e fare proprie molte competenze tecnologiche prese in prestito dal mondo del marketing, adattandole al mondo delle vendite.

Quali possono essere, ad esempio, gli strumenti che possono essere mutuati dal mondo del marketing per dare supporto al commerciale “ibrido”? I profili social, utilizzati a scopo lavorativo, permettono di ingrandire la rete e creare un network che può poi tradursi in possibili lead e futuri clienti. Anche imparare ad analizzare i trend di mercato può essere utile per stabilire dei contatti con gruppi di utenti in target con le proposte della propria azienda, che possono poi trovare nelle proposte del commerciale una soluzione ai loro bisogni. Sfruttando infine l’approccio ai dati è possibile stabilire un contatto più diretto con il mercato, da cui si ottengono informazioni più chiare e non filtrate, migliorando l’ascolto del consumatore. 

4) Data Science & Artificial Intelligence Expert: questo tipo di profilo ha competenze nel ramo dell’intelligenza artificiale e della scienza dei dati ed è in grado di applicarle, ad esempio, nei confronti di aziende che hanno a disposizione grandi quantità di dati e che desiderano rendere i propri processi decisionali più legati alle informazioni contenute in questi dati. La peculiarità di questo ruolo è la sua multidisciplinarietà, infatti, oltre ad operare nelle varie fasi di analisi dei dati è anche in grado di fare controlli sulla loro coerenza e sviluppare predizioni al riguardo tramite l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Degli esempi di processi possono essere il controllo della coerenza delle spese, delle fatture, la predizione di assunzioni e dimissioni; tutte analisi cruciali per qualsiasi azienda.

“Fino a qualche anno fa si era costantemente alla ricerca della figura “mitologica” di Full Stack Developer, una risorsa in grado di sviluppare sia la parte front end sia la parte back end degli applicativi e che conosce bene entrambe le realtà – spiega Federico Barsotti, People Manager di Giuneco – Ci siamo però accorti che ciò non era in verità la soluzione migliore, questo tipo di figura garantisce all’azienda una sorta di risparmio ma rischia di non garantire l’adeguata qualità per il cliente. Avere nei propri team dei profili sempre più specializzati verticalmente, come appunto quello di DevOps Expert, permette di elevare gli standard di lavoro e aumentare di conseguenza la soddisfazione del cliente”

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