Dalla Cina con furore …

Cari amici, mi piacerebbe fare il punto con voi di una sensazione che mi ha invaso in questi giorni, dopo il recente MWC 2016, ma soprattutto dopo aver visto che anche da noi in Italia la richiesta di telefoni “MADE IN CHINA” è cresciuta esponenzialmente. Quelli che prima venivano visti come cloni a basso prezzo adesso sono aziende solide e dal brand conosciuto e famose di cui la gente si fida e tramite internet e canali più affidabili, il mercato degli smartphone con brand meno diffusi in Italia, ha finalmente conosciuto il suo reale splendore.

Ma la mia considerazione non riguarda solo la telefonia o la tecnologia in generale, ma tutti i settori. Qualche anno fa si vociferava che anche la comunità cinese in Italia era in crisi, che la gente non voleva più i loro prodotti, che se il prezzo era notevolmente più basso dei competitors anche la qualità lo era. Ma guardandomi intorno mi rendo conto che sta avvenendo il contrario, i ristoranti all you can eat, i parrucchieri, i bar, le edicole, le case, sono in larga parte in mano ai cinesi, che hanno saputo in parte rinnovarsi e con duro lavoro arrivare in sordina al loro obiettivo.

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Il settore della tecnologia ne è un esempio lampante; in uno scenario estremamente competitivo, l’asse si sposta sempre di più a Oriente. O meglio in Cina, che occupa stabilmente tre dei primi 5 posti tra i produttori che vendono di più: Huawei (7,3% del mercato nel 2015 Gartner), Lenovo-Motorola (5,1%) e Xiaomi (4,6%). Seguono poi Samsung (22,5%) e Apple (15,9%), unica occidentale. Per queste ultime due non sarà un anno roseo e di facili compromessi; la prima ha chiuso bene il 2015 ma nell’anno le sue quote sono scese. Si punterà di più sui servizi, con Knox (sicurezza) e Pay, creati sotto la guida del nuovo numero uno della divisione Mobile, D.J. Koh. Al Mobile World Congress hanno debuttato i top di gamma Galaxy S7 e S7 Edge. Anche Apple paga questo scotto; da un lato le vendite crollate dell’Ipad dovute sicuramente ad una saturazione del mercato tablet dall’altro il lancio a Marzo di un nuovo iPhone più economico (anche se non low cost, prezzo intorno ai 500 euro) lascia le speranze che tutto ciò possa ristabilire un po gli equilibri ricordando che  oltre il 90% degli utili globali dell’industria degli smartphone è della Mela.

Il futuro sembra decisamente promettente per Huawei: nel 2015 è decollata, con vendite cresciute del 53%. Merito di un brand che acquista riconoscibilità e della commercializzazione anche di Honor, con buoni prodotti venduti a prezzi aggressivi sfruttando l’online (ma in Italia è sbarcata anche in alcune catene di elettronica). L’ultimo nato, Honor 5X, sarà tra i probabili bestseller dell’anno. Ma Huawei non si è fermata ed ha investito anche in prodotti non di sua primaria competenza come i tablet (gli ultimi nati sono veramente spettacolari) ed i pc, con il nuovo ibrido MateBook che usa Windows 10.

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Lenovo brand sinonimo di qualità al giusto prezzo ha chiuso un anno non facile dopo, l’acquisizione di Motorola. Il futuro se lo gioca sui due marchi distintivi: Moto, che prende il posto di Motorola, e Vibe (Lenovo). Ma non dimentichiamoci dei nuovi progetti in cui l’azienda sta investendo: Project Tango, sviluppati insieme a Google, capaci di analizzare l’ambiente reale grazie all’uso di nuovi sensori, segno che l’azienda investe ancora nella ricerca anche in momenti di difficoltà.

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Finiamo con Xiaomi, brand apprezzato e conosciuta da noi dagli appassionati ma non da tutti mentre è leader di mercato in Cina. Un solido ecosistema software, con una enorme community che contribuisce agli aggiornamenti dell’interfaccia MiUi (installata su oltre 170 milioni di terminali) ne hanno decretato il successo; quella che prima era vista come la sottomarca cinese di Apple, gode oggi di una stima tutta sua, coniugando qualità costruttiva ad un hardware consolidato e stabile.

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Insomma arrivando alle conclusioni, non possiamo non fare i conti con quanto su detto. Il mercato della Cina sta tornando in modo preponderante nei vari settori della vita quotidiana ma stavolta ha spostato l’ago della bilancia. Mentre prima si aveva la percezione di avere fra le mani un prodotto di scarsa qualità ad un prezzo basso, oggi vengono proposti prodotti buoni se non ottimi ad un prezzo medio. Segnale chiaro questo che vuol far capire che in Cina non si vende solo robaccia ma al contrario chi c’è stato sa, che le aziende Cinesi sfornano prodotti in base a quanto il pubblico gli chiede di spendere, passando da prodotti di pochi euro fino ad arrivare a meraviglie tecnologiche di migliaia.

Vedremo se le altre aziende sapranno tener testa e rinnovarsi sui vari settori dove altri hanno saputo tener testa e trovare una loro fascia di mercato e segmento, come per esempio l’azienda francese Wiko che con il suo fever 4g ha definito un termine di paragone per gli smartphone con un brand occidentale ad un prezzo di soli 199 euro (quindi entrando nel segmento mid\low range di prezzo) sbaragliando in parte o quasi tutta la concorrenza.

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