Lasciamo il cielo agli uccelli e il mare ai pesci

Proprio l’altro giorno con un amico, riflettevamo sulla foto che molti di voi avranno sicuramente visto, del fondatore di Facebook che si aggirava fra le poltrone del centro congressi ridendo o meglio “ghignando” mentre tutti gli ospiti della conferenza, ben cinquemila, indossavano il visore di Samsung per la realtà virtuale Gear VR.

Quando in origine fu presentato il primo modello, lo acquistai subito anche perché l’esborso non era così oneroso e, per la prima volta, potevo almeno provare l’esperienza del 3d vero, senza se e senza ma, senza inutili attese e chissà quali collegamenti astrusi, ma soprattutto senza spendere migliaia di euro per far girare un programma che non sapevo neanche se mi sarebbe piaciuto. Ne rimasi subito entusiasta, a tal punto da far provare il visore a tutti i miei amici e conoscenti che ne rimanevano stupiti e rapiti. Ma alla fine ero l’unico ad averlo comprato e anche nelle settimane a venire nessuno dei miei compagni “nerd” o tecno-maniaci l’aveva fatto. Strano pensai, cosa non ha funzionato nella campagna marketing di Samsung? In primis, il prodotto in sé. Pubblicizzato poco, pochissimo, e acquistabile solo online sul loro sito. Neanche una postazione per provarlo nelle catene di elettronica, nessuno che ne parlava, insomma niente di niente.

Dopo circa tre settimane di utilizzo e dopo aver provato tutto il parco app disponibile (molto limitato a dire il vero) mi rimanevano dei dubbi, soprattutto in campo Gaming. Si perché nelle apps presenti c’erano anche dei giochini carini, ma alla fine sembravano usciti da quelle vecchie console da 100 mila lire di tanti anni fa,  vi ricordate quelle console con già caricati 100 giochi e con le due pistole incluse? Ecco la sensazione per alcuni versi era quella, giochi semplici e con i pixel ben in evidenza, problema questo risolto ma solo in parte con la seconda incarnazione del Vr, dovuto ad una maggiore densità dello schermo per l’hardware che richiedeva.

Ma la cosa che più mi colpì, oltre alla sensazione innegabile di stupore e di essere in spazio aperto, fu la nausea che si presentò dopo alcune visioni. E’ innegabile che il “motion stickness” esiste e deve essere risolto, perché ne pregiudica tutta l’esperienza. Anche uno come me che non ha mai sofferto ne di vertigini, ne di nausea in macchina o in barca, ha provato per la prima volta questa brutta sensazione, durata poi per ben quattro ore.

Riuscì a vendere il Gear Vr molto in fretta comunque, ad un amico stanco del suo Oculus così complesso e mastodontico. Ma tornando alla foto che vi dicevo pocanzi, la scena se esaminata è a tratti inquietante. Sembra un allusione, una foto apocalittica, ma in parte rispecchia la realtà che viviamo. Siamo tutti accecati dalla tecnologia, a tal punto da non dividere quasi più la vita reale da quella “virtuale”, oltre ad aver appiattito le emozioni reali in maniera sconcertante. Forse è proprio quello che le major vogliono renderci ciechi con una tecnologia che non solo non ci aiuta, ma che ci isola al tal punto tale che ci annoiamo se di persona ci troviamo con degli amici, con il desiderio irrefrenabile di controllare le novità sui social e di navigare e perdersi in internet magari in qualche giochino del cavolo, piuttosto che vivere emozioni “vere” con le persone che ci sono accanto.

Il visore di Samsung è solo un pretesto quindi, e sono sicuro che per molti non rappresenterà il futuro, ma la risata di Zuckenberg guardando i visi attoniti e stupiti dei presenti lascia presagire che la realtà virtuale potrebbe essere il prossimo passo per renderci subdolamente schiavi di altre abitudini, così come lo è stato sui social dove per molti la vita reale è diventata solo un modo obbligato di vivere il tempo che si ha, solo per ritornare quanto prima in quello “virtuale”.

E’ strano che un appassionato come me scriva queste cose lo so, ma riflettendo forse è ora di una svolta, di riprenderci la nostra vita “reale” e usare la rete e i social in maniera più adeguata e ritornare ad emozionarci per un tramonto o per il profumo dell’aria al mattino, magari in compagnia di qualche buon vecchio amico o della persona che si ama.

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