[FOCUS] La verità (spiegata) del barometro sul Galaxy Nexus e l’affascinante mondo della navigazione satellitare …

 

Il titolo di questo articolo, il cui stile è vagamente ispirato al mondo della letteratura, dovrebbe darvi alcune indicazioni fondamentali:

  1. Che non è il riportare solo una notizia
  2. Che non sarà una cosa breve … ma se avrete la pazienza di leggere, credo vi sarà molto utile 😉

Prologo:

Non appena finita la presentazione del  Galaxy Nexus, fatto il pieno di news, ne volli parlare subito il giorno dopo ad un mio amico che lavora nell’aeronautica militare, nell’aeroporto di Guidonia non lontano da casa mia. Questo mio amico, lavora molto nella manutenzione degli aerei e soprattutto ha a che fare con molti strumenti di misura.

Quando gli parlai del nuovo Nexus, non appena dissi che nel comparto sensori era stato aggiunto un barometro, questo mio amico subito mi esclama: “Forte ! Adesso avrà a bordo un ottimo GPS capace di misurare con buona precisione anche la quota spaziale”.  Io che mi ero fissato invece sul fatto che il barometro fosse direttamente legato alle previsioni metereologiche, questa affermazione mi aprì, subito nuovi scenari.

Poi qualche giorno fa, lessi la dichiarazione di Dan Morrill, Android Engineer,  su Google+, che confermava l’affermazione del mio amico e cioè che la presenza del barometro, ha in realtà la funzione di aiutare il GPS a velocizzare il primo fix della sua posizione. Infatti il collegamento tramite GPS, comporta numericamente la soluzione di un insieme di equazioni lineari, a 4 dimensioni (latitudine, longitudine, altitudine e tempo).  A causa del modo in cui il GPS funziona, questo può richiedere qualche minuto.

Si va molto più veloci se si ha già una stima della propria posizione e questo è il motivo dell’introduzione del “a-GPS” (GPS assistito), un sistema che partendo dalle informazioni fornite da una cella telefonica, la quale fornisce le coordinate approssimative della posizione dei satelliti visibili in quell’area, al nostro smartphone,  è possibile ridurre la quantità di calcoli che si devono fare per agganciare i satelliti stessi. Qui è dove entra in gioco il barometro.

Le 3 dimensioni nello spazio sono latitudine, longitudine e altitudine. Il barometro (o altimetro barometrico che è forse la definizione migliore per definire il sensore presente nel Galaxy Nexus) fornisce una stima ragionevolmente vicina alla realtà, dell’altitudine. In questo modo si riducono le incognite, fornendo direttamente una delle 3 dimensioni, specialmente in combinazione con le informazioni 2D fornite dal aGPS e il primo fix si riduce quindi a pochissimi secondi.

Moltissimi blog ne hanno parlato, riportando più o meno fedelmente la spiegazione di Dan Morrill, detta più o meno nel modo in cui ve l’ho esposta, ma se andiamo a leggere bene il suo post, è qualcosa che comunque non ha trattato direttamente lui, infatti dice lui stesso nel post spiegando la presenza del barometro non direttamente correlata alla meteorologia: “o almeno così mi  è stato detto” …

Io invece non ho riportato subito la notizia, perché con l’aiuto di questo mio competente amico, volevo fare un articolo che entrasse nello specifico dell’argomento. Molti di noi danno per scontati concetti come fix satellitare, A-GPS, Barometro … ma quanti di noi sanno come funziona davvero ?

In molti la presenza del barometro nel Nexus ha suscitato anche ilarità, bocciandolo come qualcosa di inutile e “molto marketing”, io invece voglio dimostrarvi che questa innovazione all’interno di uno smartphone, è invece qualcosa di tutt’altro che inutile e che farà la felicità di molti a cui piace la vita all’aria aperta.

Questo per dirvi che l’articolo, oltre a riportare una notizia, che certamente avrete già sentito, ha come scopo un approfondimento tecnico, che come mio solito piace fare, quando mi trovo davanti ad un argomento di interesse generale come questo e che credo sarà utile a tutti voi che ci scegliete  anche per questo nostro volere in qualche modo offrire, dove possibile, qualcosa di diverso da quello che si legge in giro.

I concetti sono tutt’altro che facili ma come sempre il mio scopo è, attraverso i miei articoli,  quello di renderli fruibili a tutti, e grazie anche alle competenze del mio amico, che mi hanno schiarito molti dubbi, spero di riuscirci anche stavolta.

Questo per dirvi: mettetevi comodi e allacciate le cinture, il viaggio tra i concetti della navigazione satellitare sta per iniziare … 😀

I – Domandina facile facile … cos’è un sistema GPS ?

Credo sia d’obbligo introdurre il concetto con un po’ di storia:

Il progetto GPS è stato sviluppato nel 1973 dagli USA per superare i limiti dei precedenti sistemi di navigazione, integrando idee di diversi sistemi precedenti, tra cui una serie di studi classificati degli anni ’60. Il GPS è stato creato e realizzato dal Dipartimento della Difesa statunitense  ed originariamente disponeva di 24 satelliti. Il sistema è diventato pienamente operativo nel 1994.

Nel 1991 gli USA aprirono al mondo il servizio con il nome SPS (Standard Positioning System), con specifiche differenziate da quello militare denominato PPS (Precision Positioning System). In pratica veniva introdotta la cosiddetta Selective Availability (SA) che introduceva errori intenzionali nei segnali satellitari allo scopo di ridurre l’accuratezza della rilevazione, consentendo precisioni solo nell’ordine di 100-150 m. Tale degradazione del segnale è stata disabilitata dal mese di maggio 2000, grazie a un decreto del presidente degli Stati Uniti Bill Clinton, mettendo così a disposizione degli usi civili la precisione attuale di circa 10-20 m (anche se tra i due sistemi permangono delle differenze). Nei modelli per uso civile devono essere presenti alcune limitazioni: massimo 18 km per l’altitudine e 515 m/s per la velocità, per impedirne il montaggio su missili. Questi limiti possono essere superati ma non contemporaneamente. Nel maggio del 2010 è stato lanciato il primo satellite della generazione GPS-IIF.

Attualmente sono in orbita 31 satelliti nella costellazione GPS (più alcuni satelliti dismessi, ma che possono essere riattivati in caso di necessità).

I satelliti supplementari migliorano la precisione del sistema permettendo misurazioni ridondanti. Al crescere del numero di satelliti, la costellazione è stata modificata secondo uno schema non uniforme che si è dimostrato maggiormente affidabile in caso di guasti contemporanei di più satelliti.

24 satelliti, sono divisi in gruppi di quattro, su ognuno dei sei piani orbitali (distanti 60° fra loro) ed inclinati di 55° sul piano equatoriale, in orbita terrestre media, come potete vedere in una simulazione nell’immagine in alto;

 II – Come funziona il GPS ?

Per spiegarvi il funzionamento, nella maniera più semplificata possibile, facciamo insieme … una partita a battaglia navale 😀

Riportiamo quindi il tutto su un piano bidimensionale, prendendo un foglio di carta a quadretti e disegniamo una griglia di 9 quadrati che rappresenta il nostro spazio terrestre. Le coordinate (quadranti) potranno avere quindi i seguenti valori:  A1, A2, A3, B1, B2, B3, C1, C2, C3.

Poi facciamo finta di avere 4 satelliti sulle nostre teste, chiamati S1, S2, S3, e S4

Dovreste avere qualcosa di simile a questo:

 

 Le linee rosse che rappresentano le distanze, come vedete in legenda, possono essere lunghe da 1 a 3 quadratini.

Nell’esempio dello schemino sopra, abbiamo preso in esame il satellite S1. La distanza con il quadrante C1 è di una linea, con il quadrante B2, 2 linee, con il quadrante C3, 3 linee e così via.

Ok, ora abbiamo definito il nostro spazio e le nostre regole di misurazione e quindi decidiamo di collocare un punto sulla mappa nel quadrante C2, come nell’immagine sottostante:

 

In questo punto, che ovviamente il nostro Nexus (tanto per stare in tema) non conosce, iniziamo a fare i nostri ragionamenti.

Come fa quindi il GPS a trovare questo specifico punto, immaginando che il nostro quadrante diviso in 9 settori, rappresenti il globo terrestre ?

Il ricevitore GPS effettua il fix, cioè ha la possibilità di ricevere dai satelliti il segnale univoco che li definisce.

Ipotizziamo che riceva il segnale dei satelliti: S1, S2, S3.

Che succede ?

Il Nexus rileva il satellite “S1” che è  distante  2 quadretti. Quindi potremmo essere sia in A2, che in B2, che in C2.

Il Nexus rileva il satellite “S2” che è distante 1 quadretto. Quindi, potremmo essere sia in C1, che in C2, che in C3.

Il Nexus rileva il satellite  “S3” che è distante  2 quadretti. Quindi, potremmo essere sia in A2, che in B2, che in C2.

Cosa otteniamo?

Come si nota dallo schema sotto, nel quadrato di sinistra, ogni satellite comunica con il ricevitore, trasmettendo la sua posizione “relativa” rispetto al ricevitore stesso (linee verdi, rosse e blu).

Nel quadrato di destra invece si vede come uno e un solo punto, ovvero il quadrato C2,  riporta la presenza di S1, S2 e S3 nella condizione di VERA.

Quindi in base a questo schema molto semplificato, dove  abbiamo spiegato il concetto di TRILATERAZIONE, abbiamo rilevato la posizione del nostro ricevitore GPS nel quadrante C2 del nostro finto globo terrestre. Colpito e affondato ! 😀

III – Rendiamo le cose un pochino più difficili

Come fa il GPS del nostro Nexus a sapere effettivamente quanto distano i satelliti dal terminale ? Come può un dispositivo con un’antenna così modesta fare tutto questo ?

Lo vediamo subito. Bisogna introdurre un’altra variabile importantissima da considerare: il TEMPO.

Per calcolare le distanze, gli inventori del GPS hanno fatto, ovviamente semplificando al massimo il concetto,  un ragionamento di questo tipo:

Le onde radio inviate dai satelliti della costellazione del gps, viaggiano alla velocità della luce ossia ai 300.000 Km/secondo

Quanto tempo ci mettono ad essere captate dal nostro ricevitore?

La risposta a questa domanda, ossia, questo lasso di tempo, stima la distanza. Quindi da questa affermazione estrapoliamo la formuletta: d=t * c

dove d è la distanza, t è il tempo (orario) che in un dato istante viene rilevato dal satellite e c è la velocità della luce.

Prima di fare un esempio, però, facciamo una ulteriore specifica.

Siccome stiamo parlando di tempi MOLTO inferiori ai millesimi di secondo, occorre sapere che i satelliti montano per stimare un orario in maniera precisa,  degli orologi atomici, tutti sincronizzati tra loro, (considerate che in tali orologi ci può essere l’errore di un secondo ogni 30000 anni !) nei quali, sempre per semplificare, avremo un orario di questo tipo:

Ore, minuti, secondi, decimi di secondo, centesimi di secondo, millesimi di secondo e così via …

Quindi, quando siamo a “mezzogiorno”, avremo una notazione tipo la seguente:

12:00:00:00:00:00:00 etc..

Perchè è importante una tale precisione?

La risposta è molto semplice. Infatti, se il nostro Nexus deve basarsi sull’orario per stimare quanto è lontano un satellite, appare chiarissimo quanto segue:

Ipotizziamo di avere un orologio sempre più preciso, capace di indicare unità di tempo sempre più piccole e calcoliamo insieme:

Prendiamo l’ esempio di un tempo di ricezione del segnale del valore di 0,3 secondi. Quindi se usiamo la formuletta spiegata sopra diventa:

d= 0,3 x velocità della luce. Calcoliamo :

0,3 secondi x 300.000 km/sec = 90.000 KM <— il ricevitore dista 90.000 KM dal satellite.

Ora, vediamo con un orologio più preciso :

0,3495 secondi x 300.000 Km/sec = 104.850 KM <— il ricevitore dista 104.850 KM dal satellite.

Ancora più preciso:

0,349523459 secondi x 300.000 Km/sec = 104857,0377 KM <— il ricevitore dista 104857,0377 KM dal satellite.

E’ evidente che maggiore è la precisione dell’orologio, maggiore sarà l’accuratezza del calcolo delle distanze e al contrario un errore anche di un milionesimo di secondo, può corrispondere ad una deviazione di alcuni  KM !

Ora, se ciò è chiaro (è abbastanza facile come concetto), resta un solo ulteriore problema:

Se in un satellite è facile collocare un orologio atomico (non propriamente tascabile)… come ottengo la medesima precisione in un dispositivo come il Nexus che ha un’antennina ridotta ai minimi termini e risorse di calcolo limitate ?

Ovviamente, l’orologio interno del nostro gps (Il Nexus) non sarà mai preciso al dettaglio come un orologio atomico. Ma è proprio in virtù di questo che invece questa imprecisione diventa il nostro punto di “forza” !

Ebbene sì, perchè grazie ad un piccolo espediente, chi ha progettato il sistema GPS satellitare, fa in modo di avere ugualmente un ottimo grado di precisione.

Il “come”, sempre semplificando al massimo, è presto detto;

Tutti i satelliti, abbiamo detto, dispongono di un orologio atomico precisissimo, che segna la stessa identica ora per tutti i satelliti. Il nostro Nexus, invece, non può vantare la medesima precisione.

Quando un ricevitore Gps effettua un fix, ossia ha l’orizzonte libero e VEDE ALMENO 4 satelliti, procede come segue:

Attua una trilaterazione con 3 satelliti (come abbiamo visto precedentemente); effettua i calcoli e, in virtù della sua imprecisione sul tempo, ottiene un errore nella posizione di qualche decina di Kilometri;

Attua una seconda trilaterazione, escludendo un satellite dei 3 precedenti e prendendo una nuova misurazione con il quarto satellite; effettua una stima dell’errore e procede così PER MOLTE VOLTE sino a quando, finalmente non ottiene una serie di valori che dimostrano come in un punto soltanto l’errore è sempre ripetuto con lo stesso scarto, dovuto proprio alla imprecisione dell’orologio del nostro Nexus !

Ecco che ora, il nostro famoso punto C2 (vedi sopra) è stato identificato con un’ottima approssimazione.

Da qui a mostrare la vostra posizione su di una mappa, per il navigatore ora diventa piuttosto semplice.

Da questa prima guida abbiamo imparato che:

  • Un gps, per funzionare al meglio, dunque, necessita di almeno 4 satelliti “visibili”.
  • Il tempo necessario al primo FIX, quando accendiamo il GPS del Nexus, non è dovuto solo alla ricerca dei satelliti, bensì soprattutto ai calcoli necessari (e sono davvero tantissimi) a calcolare lo scarto temporale per eseguire una corretta valutazione delle distanze dei satelliti.
  • Una presenza di più di 4 satelliti, ovviamente, aumenta un po’ i tempi di calcolo, però consente una più precisa collocazione spaziale sul globo terrestre del nostro terminale.
  • Eventuali ostacoli alla ricezione dell’onda radio – che si chiama tecnicamente PRC (ossia Pseudo Random Code) e viaggia sulla frequenza di 1575,42 Mhz – riflettono o precludono la ottimale ricezione da parte del nostro terminale.

IV – Ok, facile a dirsi stare in uno spazio aperto e vedere almeno 4 satelliti … e  in città ? O in montagna ?

In condizioni normali un GPS standard, (senza alcuna assistenza) acceso a freddo, è in grado di localizzare la propria posizione dall’accensione, purchè sia rispettata la condizione fondamentale che almeno quattro satelliti attivi siano ricevibili con un segnale affidabile, nell’arco di una decina di minuti circa, dopo l’accensione . In condizioni ideali questo è praticamente certo, ma in presenza di ostacoli come vegetazione fitta, edifici o montagne la ricezione può essere difficile; inoltre come sappiamo l’errore nella determinazione della posizione è maggiore se i satelliti sono vicini, situazione che si può facilmente verificare in città ma anche in boschi, valli strette, conche o canaloni.

Nell’immagine sotto, nella situazione A un ricevitore GPS è posto in campo aperto ed è in grado di ricevere tutti i segnali dei satelliti presenti nel suo cielo in quel momento.

In B lo stesso GPS in mezzo agli ostacoli è costretto a fare affidamento su tre soli satelliti, essendo i rimanenti coperti. Il settore più chiaro indica la ristretta fetta di cielo da cui il GPS è limitato a ricevere i segnali. La ridotta distanza angolare tra i satelliti rimasti può inoltre limitare ulteriormente la precisione della misurazione.

Che succede in questi casi ? Come si possono ridurre sia i lunghi minuti di attesa iniziali, che l’aggiramento del problema degli ostacoli ?

Per aiutare il GPS dei nostri smartphone più moderni e nel caso specifico del nostro fiammante Galaxy Nexus, entra in gioco il cosiddetto A-GPS, ovvero il GPS assistito.

Questo sistema consente di abbattere i tempi necessari al primo fix, proprio quando ci troviamo nei canyon urbani delle nostre città, o in strade che attraversano fitti boschi, o circondati da montagne.

Ed è proprio questa versione di GPS che ormai è presente in tutti gli smartphone di ultima generazione, proprio perché usando poche risorse anche di calcolo, è possibile ottenere informazioni sui satelliti che in quel momento sono visibili nell’area del nostro GPS utilizzando quello che per uno smartphone è normale utilizzare: la rete di celle di telefonia mobile. (per questo qualcuno di noi ogni tanto dice che il GPS gli prende anche in casa 😀 … in realtà non potrà mai essere vero ).

L’idea è questa: dato che ogni cella di telefonia mobile, ha una posizione fissa sul territorio, si fa in modo che sia la cella stessa a ricavare la posizione dei satelliti dell’area in cui è posizionata, istante per istante.

Quando un terminale A-GPS vuole conoscere la sua posizione, si collega tramite la rete cellulare (gprs o UMTS) ad un Location Server (che in genere è gestito  dall’operatore mobile stesso), al quale viene inviata anche l’informazione sulla cella a cui l’utente è agganciato.

Dato che sono noti i satelliti in vista alla cella, si può assumere ragionevolmente che anche il terminale A-GPS veda gli stessi satelliti.  In questa fase non importa avere una precisione estrema, al GPS basta sapere che io sono a Roma per conoscere quali sono i satelliti presenti nella mia zona.

Pertanto il server elabora una lista con i satelliti in vista, e la invia attraverso la rete dati,  al terminale, che in questo modo sa già a quali satelliti potrà collegarsi e quindi poi può ricavare la propria posizione da essi attraverso i soliti calcoli di trilaterazione spiegati pocanzi. Quindi il primo fix si riduce dai minuti detti all’inizio per un GPS standard che non ha una mappa dei satelliti nella sua memoria , ad una manciata di secondi.

Nota: In realtà sul GPS tradizionale (entry level e non su uno smartphone per intenderci), per velocizzare il primo fix, in genere è possibile installare nella sua memoria, collegandolo ad un PC che glielo carica, un file che contiene le coordinate dei satelliti disponibili, ma questo file a causa del continuo spostamento dei satelliti è valido solo per poco tempo, quindi va aggiornato spesso.

V – Beh… allora non basta l’A-GPS ? A che mi serve un barometro ?

Qui il discorso inizia a farsi più complicato, ma in effetti fa comprendere come questo sensore, completi e renda efficiente al massimo il comparto GPS del nostro Galaxy Nexus (dico nostro … perché ormai è già mio, l’averlo fisicamente è solo una pura formalità 😀 ).

Il rilevamento delle coordinate spaziali del GPS, soprattutto della terza dimensione, abbiamo detto che deve avvenire in presenza di almeno 4 satelliti visibili e tracciabili. Quando siamo in posti dove scarseggia anche la rete cellulare, e in presenza di molti ostacoli (luoghi chiusi, fitto bosco, montagne, gole ecc.) diventa molto difficile effettuare un fix della posizione, tenendo conto che soprattutto la precisione dell’altitudine è la diretta conseguenza della geometria dei satelliti (il loro posizionamento nello spazio) e quindi c’è anche la diretta conseguenza  di una continua fluttuazione dei dati altimetrici proprio perché i satelliti non sono geostazionari, ma orbitanti, e quindi essi cambiano continuamente la loro posizione.

La disposizione ottimale per il rilievo dell’altitudine, è quella in cui i 4 satelliti sono disposti ai vertici di un tetraedro virtuale con il centro coincidente con il centro della Terra.

Però sebbene in teoria sia ottimale, nella pratica non può avvenire, perché è ovvio che i satelliti debbano essere tutti al di sopra dell’orizzonte per essere ricevuti dal nostro terminale.

Un’altra posizione ideale dei satelliti per la rilevazione dell’altitudine, è  quella in cui un satellite si trova allo ZENIT, ovvero sulla verticale diretta del nostro Nexus e gli altri 3 spaziati di 120° gradi tra di loro più bassi sull’orizzonte. Questa particolare disposizione ci da sicuramente un buon livello di precisione sul piano orizzontale, ma il dato dell’altitudine dipende completamente dal singolo satellite posto allo ZENIT.

Inoltre bisogna considerare che la Terra non è una sfera perfetta e  nemmeno una sfera schiacciata ai poli e allungata all’equatore, così come ci hanno insegnato a scuola, ma assomiglia concettualmente ad una “patata”, poiché la superficie è piena di “bozzi” e “avvallamenti”.

Questa “patata” sulla quale tutti noi ci muoviamo, in geodesia, che è una disciplina appartenente alle scienze della Terra che si occupa della misura e della rappresentazione della Terra stessa, viene definita con il termine “geoide”.

Per geoide si intende, quella superficie lungo la quale la gravità agisce in maniera uguale su tutti i punti e quindi con buona approssimazione possiamo affermare che la superficie dei mari e degli oceani, corrisponde proprio al nostro geoide.

Il nostro geoide però abbiamo detto che ha comunque una forma molto irregolare, dovuta a tanti fattori come la massa della Terra, la gravità della luna, la forza centrifuga della rotazione terrestre      ecc. ecc.

Quindi per la rilevazione delle coordinate GPS, non è possibile trovare un modello matematico che riesca a descrivere una “patata”, poiché ne verrebbe un sistema di calcolo complicatissimo e comunque incompleto.

Quindi i geniacci del GPS, per fare i loro calcoli, hanno dovuto introdurre il concetto di “ellissoide”, che è un’approssimazione della forma del nostro geoide “patata”, in una forma geometricamente regolare (ellisse) sulla quali i cartografi possono lavorare e di conseguenza, anche se inconsapevolmente, anche noi possessori di un terminale con GPS.

Quindi in soldoni, l’altitudine espressa dal GPS è riferita all’ellissoide e non al geoide, ossia alla superficie dei mari e degli oceani.

Quindi capite bene di quali e quanti calcoli sono necessari al GPS per stimare la nostra altitudine, che comunque non corrisponde a realtà, poiché riferito al modello matematico dell’ellissoide e non fa riferimento al geoide.

Ma che succede se possediamo un altimetro barometrico nel nostro Nexus ?  E’ qualcosa che possiamo supporre così: Il principio di funzionamento di un altimetro barometrico (cercando di semplificare) è quello di misurare l’altitudine mediante la misura della pressione atmosferica. La pressione atmosferica infatti diminuisce all’aumentare della quota, perciò, in prima approssimazione, è possibile sfruttare questo fenomeno fisico per misurare la quota a cui ci si trova, avendo misurato con precisione la differenza di pressione ambientale dalla pressione di riferimento.

Poiché l’altimetro barometrico è anche molto sensibile alle variazioni di temperatura, andrebbe calibrato spesso, ma poiché il Nexus ha entrambe le tecnologie (altimetro GPS e altimetro barometrico) è logico pensare che in situazione ottimale, il GPS passi i suoi dati al barometro il quale si autocalibra e risponde con le sue informazioni ricavate dalla misurazione della pressione atmosferica, ottenendo così in maniera piuttosto precisa i dati di altitudine, facendo la differenza tra ellissoide e geoide, mentre in condizioni non ottimali per la ricezione GPS, il barometro del Nexus, passa comunque la sua misurazione approssimativa dell’altitudine,  in base alla pressione atmosferica, aiutando così in maniera evidente il sistema GPS nei suoi calcoli di trilaterazione, fornendo direttamente la misura di una delle tre coordinate spaziali del nostro Nexus (sapendo già la nostra quota nello spazio tridimensionale  i calcoli saranno più rapidi).

Quindi concludendo è vero che l’A-GPS aiuta molto a velocizzare il fixing, ma i dati che vengono passsati al Nexus, sono solo quelli del posizionamento dei satelliti in una data area e in un determinato lasso di tempo, poi occorre comunque fare tutti i calcoli di trilaterazione (latitudine, longitudine, altitudine) per capire il nostro GPS a che distanza si trova dai satelliti, e trovare infine la nostra esatta posizione su una mappa, quindi se abbiamo il nostro barometro (altimetro barometrico) che passa direttamente il valore dell’altitudine, capite da soli che una buona parte del lavoro è già fatto ….

Il nostro Galaxy Nexus quindi non solo sarà più efficiente nella navigazione GPS in auto, ma  farà la felicità anche di chi ama vivere all’aria aperta, di chi fa trekking o ama le escursioni in mountain bike e moto, poiché con il barometro, potrà avere una stima piuttosto precisa dell’altitudine nel breve periodo, che è molto importante per chi fa escursionistica. Infatti in genere si acquistano GPS professionali, corredati di altimetro barometrico, che hanno un costo anche abbastanza alto, in questo caso abbiamo un dispositivo all-in-one che consente molteplici utilizzi.

E’ ovvio che il Nexus non sostituisce i GPS professionali, adatti a condizioni più estreme (alpinismo ad esempio),

ma per i normali escursionisti “della domenica”, il barometro sarà un plus notevole.

Nel market ci sono già applicazioni sui generis (vedi MyTracks), che consentono di tracciare un percorso e avere la possibilità del  backtrack ossia, la possibilità di tornare indietro, seguendo a ritroso il percorso fatto. E la cosa diventa utilissima immaginando una situazione in cui ci si trovi ad esempio in un bosco a fare trekking e magari cala la nebbia, facendoci perdere l’orientamento …  Uno strumento come il Nexus quindi potrebbe rivelarsi in questi casi davvero utile, avendo un comparto sensori davvero completo (bussola elettronica, A-GPS, Barometro).

Inoltre il motorola XOOM è stato il primo ad avere a bordo il barometro, quindi non è una novità assoluta, ed anzi, potremmo sfruttare le applicazioni nel market che già ne fanno uso. 😉

Certamente il barometro può anche essere usato per prevedere le condizioni metereologiche, anche se sembra che il sensore del Nexus non sia abbastanza sensibile per questo utilizzo, seppure lo stesso Dan Morrill non mi sia sembrato molto convinto delle sue affermazioni …

Certamente ci sarà molto da scoprire e da sperimentare.

Spero che questo articolo, vi abbia illuminato globalmente su questo argomento, di cui ho toccato solo la punta dell’iceberg, (ci sono molti approfondimenti che andrebbero fatti ma nella pratica comune ritengo che il tutto sia sufficiente).

Segnalate pure eventuali errori, (l’argomento è vasto e nel sintetizzarlo potrei aver omesso o sbagliato qualcosa), i vostri commenti e/o critiche sono sempre ben accetti per migliorare 😀

Se poi vi è piaciuto ….

Al prossimo focus … 😉

 

Bibliografia: 1 2 3 4 5

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