Truffe online: l’IA fa crollare la fiducia nei brand

Truffe online: l’IA fa crollare la fiducia nei brand

Le truffe online stanno diventando più credibili e difficili da riconoscere. Secondo una nuova ricerca Kaspersky, il 28% delle truffe via messaggio in Italia riguarda l’imitazione dei brand, mentre WhatsApp è il principale canale di partenza. Il problema non riguarda più soltanto denaro e dati: sta crollando anche la fiducia nelle comunicazioni autentiche.

L’intelligenza artificiale sta offrendo nuovi strumenti anche ai criminali informatici. Messaggi ben scritti, voci sintetiche e immagini deepfake permettono di imitare aziende e servizi con una precisione sempre maggiore.

Il risultato è che distinguere una comunicazione autentica da una truffa diventa più difficile. Secondo Kaspersky, molte vittime sono state ingannate più volte e alcuni utenti sarebbero caduti nella trappola fino a cinque volte. 

Truffe online: il 28% in Italia imita un brand

L’usurpazione dell’identità dei marchi è oggi tra le tre forme di truffa via messaggio più diffuse a livello mondiale. Il fenomeno riguarda il 31% dei casi globali analizzati e il 28% di quelli italiani

Il meccanismo è semplice ma efficace. Il criminale copia stile, tono e identità visiva di un’azienda conosciuta, quindi crea un motivo urgente per convincere l’utente ad agire.

Può trattarsi di un pagamento, un pacco bloccato o una verifica dell’account. L’IA permette di rendere questi messaggi più naturali e coerenti rispetto alle vecchie truffe piene di errori.

Truffe online: 99% perde fiducia dopo essere stato truffato

Il dato più forte riguarda la fiducia. Tra i consumatori intervistati che hanno già subito una truffa, il 99% dichiara di non fidarsi più di nessuna notifica ricevuta tramite i canali di messaggistica

È un problema enorme anche per le aziende. Se una notifica autentica viene percepita come possibile truffa, il danno non colpisce soltanto la vittima ma anche il rapporto tra cliente e brand.

Le truffe online non sono più episodi isolati

La ricerca mostra inoltre quanto questi episodi possano ripetersi. A livello globale, il 28% degli intervistati dichiara di essere stato vittima di una truffa almeno tre volte.

In Italia il valore scende al 23%, ma resta comunque elevato. Per la vittima media, l’episodio più recente risale agli ultimi sei mesi. 

WhatsApp è il principale punto di partenza in Italia

Il dato italiano più interessante riguarda però le piattaforme utilizzate. Nel nostro Paese, il 53% delle truffe analizzate parte da WhatsApp, seguito dal 35% di SMS e iMessage.

Instagram si ferma invece al 19%. A livello globale, WhatsApp resta al primo posto con il 43%, davanti a SMS/iMessage al 40% e Facebook al 27%. 

Il problema diventa ancora più complesso perché molte frodi non restano sulla stessa piattaforma. Secondo Kasperskyil 63% coinvolge più servizi prima che la vittima capisca cosa sta accadendo. 

L’IA rende le truffe molto più credibili

Due vittime su tre, pari al 66%, ritengono che l’intelligenza artificiale abbia avuto un ruolo nella truffa subita. Tra gli strumenti indicati troviamo messaggi generati tramite AI nel 43% dei casi, voci sintetiche nel 31% e immagini deepfake nel 25%. 

In Italia, il 41% delle vittime pensa che il messaggio ricevuto sia stato scritto con l’aiuto dell’intelligenza artificiale. Il 46% ritiene invece che siano state utilizzate voci sintetiche oppure immagini deepfake. 

Messaggi migliori e meno errori evidenti

Per anni un messaggio scritto male poteva diventare il primo campanello d’allarme. Errori grammaticali, traduzioni poco naturali e richieste confuse rendevano molte truffe relativamente semplici da riconoscere.

Con l’IA questo vantaggio sta diminuendo. Un criminale può generare rapidamente testi corretti e adattarli a marchi, lingue e situazioni differenti, aumentando anche il numero di tentativi.

Kaspersky sottolinea proprio questo rischio. La stessa tecnologia che i brand utilizzano per migliorare la comunicazione può essere sfruttata dai truffatori per creare interazioni altrettanto persuasive. 

Il danno non è soltanto economico

Le conseguenze delle frodi continuano anche dopo l’incidente. Subito dopo essere state ingannate, il 54% delle vittimedichiara di provare rabbia, il 42% frustrazione e il 38% turbamento.

In Italia la rabbia sale al 56%, seguita dalla frustrazione al 43% e dal turbamento al 29%. 

Il disagio resta anche nel tempo. Sei mesi dopo, il 48% degli intervistati a livello globale prova ancora rabbia, mentre in Italia la percentuale arriva al 54%

Come possono difendersi i brand

Secondo Kaspersky, le aziende devono prima di tutto spiegare chiaramente cosa non chiederanno mai tramite messaggio. Pagamenti, password o altre operazioni sensibili dovrebbero essere sempre spostati verso canali ufficiali e verificabili. 

La formazione resta altrettanto importante. Kaspersky suggerisce campagne continue rivolte sia ai clienti sia ai dipendenti, così da rendere più riconoscibili i segnali di una possibile frode. 

Infine serve un monitoraggio più rapido delle imitazioni del marchio. Social network, marketplace e dark web possono infatti essere utilizzati per distribuire contenuti fraudolenti e profili falsi. 

Anche gli utenti devono cambiare abitudini

Per noi utenti la regola più utile resta semplice: un messaggio credibile non è necessariamente un messaggio autentico. Se arriva una richiesta urgente da una banca, un corriere o un servizio conosciuto, conviene evitare il link ricevuto e aprire direttamente l’app o il sito ufficiale.

Lo stesso vale per telefonate e messaggi vocali. Con le voci sintetiche ormai accessibili, riconoscere una truffa soltanto dal suono della voce sta diventando sempre meno affidabile.

Uno studio su oltre 2.800 vittime

I dati arrivano da una ricerca condotta da Censuswide per conto di Kaspersky nell’aprile 2026. Il campione comprende 2.806 vittime di truffe via messaggistica, con età tra 16 e 61 anni.

La ricerca ha coinvolto diversi Paesi europei, tra cui l’Italia, oltre a Stati Uniti, Marocco, Senegal e Costa d’Avorio. 

Le truffe online cambiano il concetto di fiducia

Il problema più grande delle truffe online non è quindi soltanto la loro crescita. È la capacità di diventare abbastanza credibili da confondersi con le comunicazioni reali.

Quando un falso messaggio è scritto bene, usa il tono corretto e magari include una voce sintetica convincente, il vecchio consiglio di “guardare se ci sono errori” non basta più.

Per questo la sicurezza dovrà spostarsi sempre più sulla verifica della provenienza. Il messaggio può sembrare perfetto, ma la domanda decisiva deve diventare chi lo ha davvero inviato.

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