Ray-Ban Meta: HateAid chiede lo stop alle vendite in Germania

I Ray-Ban Meta sono finiti al centro di una denuncia presentata in Germania da HateAid contro Meta, Ray-Ban, Oakley e diversi rivenditori. L’organizzazione chiede di fermarne la vendita nel Paese e contesta soprattutto la possibilità di effettuare riprese poco evidenti, nonostante il LED bianco presente sugli occhiali.

I Ray-Ban Meta entrano nel mirino di HateAid, che ha presentato una denuncia presso l’ufficio tedesco specializzato nel contrasto ai reati informatici.

L’organizzazione ritiene che il funzionamento degli smart glasses possa entrare in conflitto con il Telecommunications, Digital Services and Data Protection Act tedesco.

La denuncia non equivale naturalmente a un divieto già deciso. HateAid chiede alle autorità di intervenire e punta soprattutto sulle modalità con cui le persone vengono informate quando parte una registrazione.

Ray-Ban Meta nel mirino per le riprese poco visibili

La contestazione nasce dalla natura stessa del prodotto.

I Ray-Ban Meta integrano fotocamera e microfoni all’interno di una montatura che, a prima vista, può ricordare un normale paio di occhiali.

Secondo HateAid, questa caratteristica potrebbe rendere più difficile per chi si trova davanti al dispositivo capire immediatamente di essere ripreso.

Gli occhiali dispongono già di un LED bianco che si illumina durante foto e video. L’organizzazione considera però questo sistema poco evidente e chiede indicatori ancora più riconoscibili.

Tra le ipotesi avanzate compare anche una marcatura colorata della fotocamera, pensata per rendere subito distinguibili gli smart glasses da una montatura tradizionale.

HateAid chiede Safety by Design e limiti più chiari

Alla denuncia si affianca anche una petizione con tre richieste principali.

HateAid vuole innanzitutto fermare la vendita dei Ray-Ban Meta AI Glasses in Germania. Chiede inoltre un approccio di Safety by Design, con segnali più chiari e maggiori limiti alle registrazioni.

Infine, l’organizzazione punta a strumenti di tutela più efficaci quando immagini o video ottenuti senza consenso vengono successivamente pubblicati online.

Il tema viene collegato anche alla violenza digitale basata sulle immagini. HateAid sostiene di seguire casi nei quali foto e video vengono realizzati senza consenso e poi diffusi o sessualizzati sul web.

In questo scenario, una videocamera inserita in un oggetto di uso quotidiano potrebbe rendere più difficile accorgersi subito della registrazione.

Gli smart glasses riaprono il nodo della privacy

La vicenda va oltre i soli Ray-Ban Meta.

Gli smart glasses possono registrare in modo molto più discreto rispetto a uno smartphone tenuto davanti al soggetto. Proprio questa differenza rischia di diventare sempre più centrale con la diffusione della categoria.

Il problema sarà stabilire quali segnali siano sufficienti per informare chiaramente chi viene ripreso e quanto debbano intervenire produttori e rivenditori sul design.

Per ora HateAid ha chiesto un intervento delle autorità tedesche. Saranno quindi le valutazioni sul rispetto delle norme e, eventualmente, i tribunali a stabilire se gli attuali sistemi di segnalazione siano sufficienti.

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