Falla Adobe Acrobat Chrome: aggiornamento urgente

Falla Adobe Acrobat Chrome: aggiornamento urgente

La falla di Adobe Acrobat su Chrome poteva esporre informazioni presenti su WhatsApp Web dopo la visita a una pagina malevola. Il problema riguarda le versioni 26.5.2.2 e precedenti. Adobe ha distribuito la correzione con la versione 26.7.2.0.

Una vulnerabilità nell’estensione Adobe Acrobat per Chrome ha messo a rischio gli utenti di WhatsApp Web.

Il problema permetteva a una pagina malevola di accedere ai dati mostrati nella sessione attiva del servizio. L’attaccante non doveva violare direttamente WhatsApp oppure superare la crittografia della piattaforma.

Bastava convincere la vittima ad aprire un sito preparato per sfruttare la vulnerabilità. Il collegamento poteva arrivare tramite email, messaggi, social oppure risultati di ricerca.

Adobe ha già distribuito una correzione. Chi utilizza l’estensione deve quindi controllare di avere installato la versione più recente.

Falla di Adobe Acrobat su Chrome identificata come CVE-2026-48294

I ricercatori di Guardio Labs hanno scoperto e analizzato la vulnerabilità.

La falla è registrata con il codice CVE-2026-48294 e ha ricevuto un punteggio di gravità pari a 7,4 su 10. Rientra quindi nella categoria delle vulnerabilità ad alta severità.

I ricercatori l’hanno chiamata HermeticReader.

Il problema viene descritto come una vulnerabilità UXSS, cioè Universal Cross-Site Scripting, capace di causare una divulgazione di dati tra origini differenti.

In condizioni normali, il browser separa le informazioni aperte su siti diversi. Una pagina non dovrebbe quindi leggere ciò che appare dentro una scheda dedicata a WhatsApp Web.

HermeticReader poteva aggirare questa separazione sfruttando l’estensione Adobe Acrobat.

Le versioni coinvolte sono la 26.5.2.2 e tutte quelle precedenti. La correzione è arrivata con Adobe Acrobat per Chrome 26.7.2.0.

Come poteva colpire WhatsApp Web

La vulnerabilità riguardava un componente interno dell’estensione chiamato Hermes.

Questo elemento gestiva l’integrazione con WhatsApp Web. Proprio quella connessione apriva la strada all’accesso non autorizzato ai dati della sessione.

L’attacco non richiedeva l’installazione di un programma aggiuntivo. La vittima doveva soltanto avere l’estensione vulnerabile e una sessione WhatsApp Web già aperta.

Successivamente, doveva visitare una pagina costruita per sfruttare la falla.

Il sito malevolo poteva quindi tentare di leggere le informazioni mostrate nella sessione di WhatsApp Web.

Tra i dati potenzialmente esposti figuravano:

  • elenco delle chat;
  • nomi dei contatti;
  • informazioni del profilo;
  • contenuto dei messaggi visibili;
  • conversazione aperta in quel momento;
  • codici temporanei ricevuti tramite WhatsApp.

L’ultimo aspetto rende il problema ancora più delicato. Alcuni servizi inviano infatti codici monouso attraverso le applicazioni di messaggistica.

Un attaccante avrebbe potuto leggere questi codici mentre erano visibili nella conversazione. Avrebbe quindi ottenuto un’ulteriore possibilità di compromettere altri account.

L’attacco non violava la crittografia di WhatsApp

La vulnerabilità non rompeva la crittografia end-to-end di WhatsApp.

L’attaccante sfruttava invece una sessione già aperta nel browser della vittima. In pratica, leggeva le informazioni dopo che WhatsApp le aveva già decifrate e mostrate sullo schermo.

Questa differenza è importante.

La protezione dei messaggi durante il trasferimento restava attiva. Il problema nasceva nel browser, dove estensione e pagina web potevano interagire in modo non previsto.

L’utente poteva inoltre non notare alcun comportamento evidente. Non erano necessari avvisi, finestre insolite oppure nuovi accessi visibili nell’app.

Falla di Adobe Acrobat su Chrome già corretta

Adobe ha risolto il problema nella versione 26.7.2.0 dell’estensione.

Gli utenti devono quindi aggiornare Adobe Acrobat per Chrome appena possibile. Le versioni precedenti restano esposte alla vulnerabilità descritta da Guardio Labs.

Chrome aggiorna normalmente le estensioni in modo automatico. Conviene però verificare manualmente la versione installata.

Per farlo, basta aprire la pagina dedicata alla gestione delle estensioni. Da qui è possibile controllare Adobe Acrobat e verificare il numero della versione.

Il valore deve essere 26.7.2.0 oppure successivo.

Quando l’aggiornamento non appare, è possibile usare il comando dedicato all’aggiornamento delle estensioni. In alternativa, si può rimuovere Adobe Acrobat e installarlo nuovamente dal Chrome Web Store.

Chi non utilizza le funzioni offerte dall’estensione può anche disattivarla. Ridurre il numero di componenti installati limita infatti la superficie disponibile per eventuali attacchi.

Cosa devono fare gli utenti

L’aggiornamento rappresenta la misura più importante. Chi ha già ricevuto la versione corretta non dovrebbe più essere esposto a HermeticReader.

Conviene comunque controllare le estensioni presenti nel browser. Programmi poco utilizzati oppure installati da molto tempo possono conservare permessi molto ampi.

Serve attenzione anche ai collegamenti ricevuti tramite email e messaggi. Una pagina può apparire normale mentre esegue codice progettato per sfruttare una vulnerabilità.

Gli utenti che hanno visitato siti sospetti con una vecchia versione dell’estensione possono disconnettere le sessioni di WhatsApp Web. Possono farlo dalle impostazioni di WhatsApp sullo smartphone.

È utile anche verificare gli accessi agli altri account, soprattutto quando i relativi codici temporanei sono arrivati tramite WhatsApp.

La falla mostra ancora una volta quanto possano essere delicate le estensioni del browser. Questi strumenti rendono più semplice il lavoro quotidiano, ma possono accedere a numerose informazioni.

Aggiornamenti rapidi e controllo dei permessi restano quindi essenziali. In questo caso, Adobe ha già pubblicato la soluzione: bisogna assicurarsi di utilizzare almeno la versione 26.7.2.0.

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