Varta in fallimento dopo la perdita della commessa Apple
Il gruppo tedesco Varta ha presentato quattro istanze di insolvenza con l’obiettivo di proseguire le attività attraverso l’amministrazione controllata. La società necessita di decine di milioni di euro in tempi brevi, ma non ha trovato nuovi finanziatori. Inoltre, la perdita di Apple, cliente centrale per le batterie degli AirPods, ha aggravato una crisi già profonda. Ora aumenta il rischio di una separazione delle diverse attività del gruppo.
Varta in fallimento rappresenta un nuovo segnale delle difficoltà vissute dall’industria tedesca. Il produttore di pile e sistemi di accumulo ha presentato quattro istanze al tribunale distrettuale di Stoccarda.
La richiesta riguarda una procedura di insolvenza in autoamministrazione. Quindi, almeno in questa fase, non indica la chiusura immediata dell’azienda. L’obiettivo dichiarato consiste nel proteggere le attività operative e costruire un nuovo piano economico.
Le istanze coinvolgono la capogruppo Varta AG e tre società operative: Varta Microbattery, Varta Micro Production e Varta Storage. Il tribunale sta ora verificando la presenza dei requisiti necessari per avviare la procedura.
La situazione resta comunque molto delicata. Un’analisi indipendente ha evidenziato la necessità di nuovi finanziamenti per decine di milioni di euro nel breve periodo.
Le trattative avviate nelle ultime settimane non hanno prodotto i risultati sperati. Gli azionisti Porsche AG e Michael Tojner non hanno fornito altro capitale, mentre i creditori hanno aumentato la pressione finanziaria.
Varta in fallimento, cosa prevede la procedura
L’amministrazione controllata permette alla gestione aziendale di restare operativa sotto la supervisione prevista dalla procedura. Perciò, Varta può tentare una nuova ristrutturazione senza interrompere subito produzione e attività commerciali.
Questa soluzione punta a salvaguardare le parti sostenibili del gruppo. Allo stesso tempo, deve proteggere gli interessi dei creditori e individuare una struttura finanziaria più stabile.
Non esiste ancora una strategia definitiva. La società deve trovare capitali, ridurre i costi e decidere quali attività mantenere all’interno del gruppo.
Il problema principale resta la mancanza di liquidità. Varta ha bisogno di risorse immediate, ma gli attuali investitori non sembrano disposti a coprire l’intero fabbisogno.
Inoltre, il gruppo arriva a questa fase dopo diversi anni complessi. L’aumento dei costi energetici e delle materie prime ha ridotto i margini. Anche la concorrenza asiatica ha reso più difficile difendere prezzi e volumi.
A queste difficoltà si sono aggiunti problemi nella catena di fornitura, domanda più debole e risultati inferiori alle previsioni. La perdita di un cliente importante ha poi accelerato il deterioramento dei conti.
La perdita della commessa Apple ha aggravato la crisi
Il coinvolgimento di Apple riguarda la divisione delle microbatterie ricaricabili. Varta forniva le celle a bottone CoinPower, utilizzate negli auricolari AirPods.
Per diversi anni questa commessa ha sostenuto un settore strategico dell’azienda. Le piccole batterie ricaricabili offrivano infatti maggiori margini rispetto alle tradizionali pile domestiche.
In primavera, però, Varta ha perso il suo principale cliente. Apple avrebbe deciso di acquistare in futuro le celle per gli AirPods da produttori cinesi.
La perdita della commessa non rappresenta l’unica causa della crisi. Sarebbe quindi impreciso attribuire l’intera insolvenza alla scelta di Apple.
Il gruppo presentava già problemi finanziari, costi elevati e una forte necessità di capitale. Inoltre, la domanda in alcuni settori risultava inferiore alle aspettative.
L’uscita di Apple ha però colpito una divisione importante e ha ridotto le prospettive future. Ha anche evidenziato la dipendenza di Varta da pochi clienti di grandi dimensioni.
La fabbrica legata a questa produzione, situata a Nördlingen, dovrebbe chiudere in ottobre. Lo stabilimento occupa circa 350 dipendenti, direttamente coinvolti nella riduzione delle attività.
La ristrutturazione del 2024 non è bastata
Varta aveva già affrontato una grave crisi nel 2024. In quella fase, il gruppo aveva avviato una ristrutturazione per evitare l’insolvenza e riequilibrare i conti.
Il processo aveva comportato conseguenze pesanti per azionisti e creditori. I vecchi azionisti avevano perso le proprie partecipazioni, mentre i finanziatori avevano rinunciato a una parte delle richieste.
Successivamente, Porsche e l’investitore austriaco Michael Tojner erano diventati figure centrali nella nuova struttura proprietaria. Il piano doveva offrire a Varta risorse e tempo per rilanciare le attività.
All’inizio di aprile dello scorso anno, la società aveva annunciato il completamento della ristrutturazione. L’azienda riteneva quindi di aver creato le condizioni per ripartire.
I problemi sono però tornati in poco tempo. Le necessità finanziarie sono aumentate e i risultati operativi non hanno garantito la stabilità prevista.
Anche precedenti difficoltà avevano indebolito il gruppo. Tra queste rientrano la riduzione degli ordini, il rallentamento nel settore degli accumuli e un attacco informatico che aveva fermato parte della produzione.
Varta in fallimento rischia ora lo smembramento
Il futuro del gruppo potrebbe passare attraverso una separazione delle attività. Il cosiddetto gruppo di creditori ad hoc vuole isolare il settore delle batterie domestiche dal resto dell’azienda.
Il gruppo comprende Deutsche Bank e gli investitori finanziari RBC BlueBay, Blantyre e Whitebox. Questi soggetti considerano la divisione delle pile tradizionali una delle parti più solide di Varta.
Michael Tojner avrebbe invece mostrato interesse per il settore delle microbatterie. Di conseguenza, l’attuale struttura del gruppo potrebbe non sopravvivere alla nuova riorganizzazione.
Lo scenario resta aperto. La procedura potrebbe favorire l’ingresso di nuovi investitori oppure portare alla vendita separata delle attività più appetibili.
Per dipendenti e stabilimenti, le prossime decisioni saranno decisive. Varta rappresenta un nome storico dell’industria tedesca e opera in un settore considerato strategico per elettronica ed energia.
La vicenda mostra anche i rischi legati alla dipendenza da grandi commesse. Quando un cliente come Apple cambia fornitore, l’impatto può diventare enorme per un’azienda già finanziariamente fragile.
Varta in fallimento non significa quindi che pile e prodotti spariranno subito dal mercato. Significa, però, che il gruppo deve trovare rapidamente una nuova forma, nuovi capitali e un modello industriale sostenibile.