Tagli id Software: Carmack dice la sua sugli avvenimenti
I tagli subiti da id Software continuano a far discutere e ora arriva anche la reazione di John Carmack, uno dei fondatori dello studio e figura centrale nella nascita di DOOM, Quake e Wolfenstein 3D. Carmack non nasconde la delusione verso Microsoft, ma evita la rabbia facile: per lui il problema riguarda anche la sostenibilità economica dei giochi, non solo il valore storico di uno studio amato dai fan.
Tagli id Software: John Carmack rompe il silenzio
I tagli subiti da id Software hanno colpito uno degli studi più importanti della storia del gaming PC, e la reazione di John Carmack pesa più di tante analisi esterne. Non parla un commentatore qualsiasi: Carmack è tra i fondatori di id Software, insieme a John Romero, Tom Hall e Adrian Carmack, e ha contribuito alla creazione di serie come DOOM, Quake e Wolfenstein 3D.
La sua risposta arriva dopo le nuove riduzioni di personale decise da Microsoft dentro la riorganizzazione Xbox. Secondo le ricostruzioni pubbliche, id Software avrebbe perso una parte molto pesante del team, dentro un piano più ampio che coinvolge circa 3.200 ruoli Xbox.
Carmack ha ammesso che la sua vecchia idea su Microsoft come possibile buon custode del marchio non sta invecchiando bene. Il riferimento colpisce ancora di più perché ad agosto è previsto un incontro tra i fondatori a QuakeCon, ora inevitabilmente segnato dal clima dei licenziamenti.
Carmack deluso, ma non furioso
La parte più interessante del commento è il tono. Carmack si dice dispiaciuto, ma non riesce a trasformare quella tristezza in rabbia pura. A suo avviso, id Software potrebbe essere vista da Microsoft come un business marginale, almeno rispetto ai numeri prodotti da marchi enormi come Minecraft.
È una posizione dura da leggere per i fan, perché separa il valore culturale dal valore economico. DOOM può essere una colonna della storia videoludica, ma dentro una multinazionale da centinaia di miliardi viene misurato anche con metriche fredde: ricavi, margini, costi e prospettive.
Carmack mette quindi sul tavolo una domanda scomoda: amare un gioco non basta a renderlo sostenibile. Per continuare a essere prodotti nel lungo periodo, i giochi devono funzionare anche sul piano finanziario.
Tagli id Software: il nodo è il business dei giochi
Secondo Carmack, l’industria dei videogiochi è un mercato durissimo, pieno di concorrenti che lottano per lo stesso tempo e lo stesso denaro degli utenti. Se un progetto non porta abbastanza risultati economici, può essere ridimensionato anche quando è rispettato e amato.
Il ragionamento non assolve automaticamente Microsoft: Carmack stesso non esclude errori dirigenziali, ma invita a non partire subito dall’idea che i manager siano incapaci. A suo parere non c’era una strada evidente per raddoppiare i ricavi dei giochi id Software.
La domanda diventa quindi più concreta: id avrebbe potuto vendere meglio? Avrebbe potuto usare prezzi diversi? Avrebbe potuto creare più prodotti acquistabili dai fan? O avrebbe potuto trovare un marketing più efficace? Carmack non offre una risposta definitiva, e proprio questo rende il suo intervento più credibile.
id Software non chiude, ma il colpo resta
Per ora id Software non risulta in chiusura. Microsoft non ha annunciato piani per spegnere lo studio, e si smentiscono anche le voci più estreme su id Tech: secondo Microsoft, decine di persone lavorano ancora sul motore in più sedi, e l’idea che in Texas sia rimasta una sola persona sul progetto sarebbe imprecisa.
Questo non cancella il problema, perdere molte persone in uno studio tecnico come id Software significa perdere esperienza, memoria produttiva e continuità. Non è solo una questione numerica: parliamo di un team che ha costruito sparatutto, tecnologia grafica e motori capaci di influenzare generazioni di sviluppatori.
Il rischio più concreto riguarda i tempi, la qualità dei progetti futuri e la capacità di mantenere viva l’identità tecnica dello studio. Anche senza chiusura, un ridimensionamento così pesante lascia sempre tracce.
DOOM, Quake e il peso della storia
La reazione dei fan nasce da qui. id Software non è solo una società dentro una struttura Xbox. È il luogo da cui sono usciti alcuni dei mattoni fondamentali degli FPS moderni.
DOOM ha cambiato il modo di intendere azione, velocità e design degli sparatutto. Quake ha spinto sul 3D e sul multiplayer competitivo. Wolfenstein 3D ha aperto una strada che ancora oggi molti giochi percorrono.
Quando uno studio del genere viene colpito così duramente, la discussione supera il singolo licenziamento. Diventa una domanda sull’industria: quanto vale la storia, quando i conti non tornano abbastanza?
Tagli id Software e reset Xbox: il messaggio è amaro
I tagli subiti da id Software si inseriscono nel reset più ampio di Xbox. Microsoft sta cercando di rendere la divisione gaming più sostenibile, riducendo costi e focalizzando gli investimenti sui progetti considerati più forti.
Il problema è che questa strategia arriva dopo anni di acquisizioni, promesse e crescita del catalogo first party. I fan hanno visto Microsoft comprare studi storici per rafforzare Xbox. Ora vedono alcuni di quegli stessi studi perdere persone, progetti e peso interno.
Nel caso di id Software, la ferita è ancora più visibile. Lo studio ha un marchio fortissimo, un motore storico e una community fedele: se anche una realtà così viene trattata con logiche da taglio industriale, il segnale per il resto del settore è piuttosto chiaro.
Carmack dice una cosa che fa male ai fan
La forza dell’intervento di John Carmack sta nella sua lucidità. Non trasforma Microsoft nel solo cattivo della storia, ma non finge nemmeno che vada tutto bene.
La sua frase sul ruolo di Microsoft come custode del brand colpisce perché viene da chi id Software l’ha costruita dalle fondamenta. Allo stesso tempo, il suo richiamo ai numeri ricorda che l’industria non premia solo l’affetto dei giocatori.
Per i fan è una lettura difficile da accettare. Un gioco può essere importante, influente e pieno di identità, però, se non genera abbastanza ritorno per chi lo finanzia, anche un nome leggendario può finire dentro un foglio Excel.
È il lato più freddo del gaming moderno. Ed è anche il motivo per cui questi tagli fanno così rumore: non colpiscono solo uno studio, ma una parte della memoria videoludica di chi è cresciuto con DOOM.