Pulsar a Verona porta le STEM tra scuola, musica e tecnologia
Pulsar a Verona conferma l’idea alla base del festival: parlare di discipline STEM in modo più vicino, più aperto e meno scolastico. La tappa veronese del progetto ideato da iliad e realizzato da Open ha coinvolto oltre 200 partecipanti, alternando orientamento per studenti e un momento serale dedicato al rapporto tra musica, tecnologia e nuovi linguaggi.
La giornata si è divisa in due tempi ben distinti. Al mattino il lavoro si è concentrato sulla scuola e sull’orientamento. La sera il festival si è spostato su un confronto più ampio, pensato per mostrare come le STEM possano entrare anche dentro ambiti che molti continuano a leggere come lontani, creativi o persino opposti.
Pulsar a Verona parte dagli studenti
La prima parte della giornata ha coinvolto oltre 150 studenti dell’ITS Cangrande della Scala di Verona. Il taglio scelto è stato pratico. Workshop e laboratori hanno lavorato sulle materie tecnico-scientifiche con un metodo peer to peer, quindi con attività guidate da studenti universitari del Politecnico di Milano in collaborazione con il Massachusetts Institute of Technology.
È una formula che ha senso perché abbassa subito la distanza. Le STEM, in questi casi, non vengono presentate come materia astratta o come blocco teorico da subire. Entrano invece in una dinamica più diretta, dove chi ascolta può riconoscere meglio percorso, linguaggio e possibilità concrete.
Scuola, orientamento e accessibilità restano il centro
Il progetto Pulsar a Verona tiene insieme proprio questo: orientamento e accessibilità. L’obiettivo non è solo spingere le discipline scientifiche, ma renderle meno rigide nel racconto e più leggibili per chi deve ancora capire che strada prendere.
Questo conta soprattutto quando si parla di giovani. Se le STEM continuano a essere percepite come terreno per pochi, il problema non è solo nella materia. È anche nel modo in cui viene spiegata, mostrata e collegata alla vita reale.
La sera Pulsar a Verona passa da musica e tecnologia
La seconda parte del festival si è spostata da Romeo – Ristorante, Bistrot & Cocktail Bar con il panel “Il suono della scienza: quando la musica incontra la tecnologia”, moderato da Giada Giorgi di Focus. Qui il discorso si è allargato e ha messo al centro un tema interessante: le STEM non producono solo strumenti tecnici, ma anche nuove forme di creatività.
La scelta del tema funziona bene perché rompe un confine che spesso viene dato per scontato. Musica e tecnologia non vivono separate. Basta pensare a composizione, produzione, sintetizzatori, software, algoritmi e modi diversi di costruire suono e performance.
Ospiti diversi per leggere lo stesso tema
Il panel ha messo insieme punti di vista molto diversi. Matteo Gelmetti, senatore della Repubblica, ha parlato del peso crescente delle competenze STEM nell’accesso al lavoro. Matteo Ballottari, prorettore dell’Università di Verona, ha insistito sul rapporto tra università, studenti e imprese. Davide Dileo, cioè Boosta dei Subsonica, ha raccontato la musica come forma di ricerca e sperimentazione.
Accanto a loro, Marco Martinelli ha portato il tema della divulgazione sui social, mentre Jacopo Buffolo, assessore alle Politiche Giovanili del Comune di Verona, ha richiamato il valore degli spazi di aggregazione per i giovani. Giulia Scognamiglio di iliad Italia ha invece ribadito il senso del progetto, cioè avvicinare le STEM alle persone anche attraverso linguaggi meno prevedibili.
Pulsar a Verona mostra un formato che può funzionare
La tappa veronese aiuta a capire bene come vuole muoversi questo festival. Non solo conferenze. Non solo laboratori. Ma una struttura che prova a mescolare orientamento, racconto, ospiti e contaminazioni tra mondi diversi.
Questo rende Pulsar a Verona più interessante di un semplice evento scolastico o di una tavola rotonda tecnica. Il festival prova a dire che le STEM non stanno solo nei laboratori o nelle università. Stanno anche dentro la musica, i social, il lavoro, la città e il modo in cui si costruiscono nuove competenze.
Il progetto andrà avanti in altre città
La tappa di Verona è la terza di un percorso itinerante che nel 2026 toccherà sette città italiane. L’idea di fondo resta la stessa: portare la scienza dentro il dibattito contemporaneo e mostrarla in modo meno distante, soprattutto ai più giovani.
Per iliad, questa iniziativa si collega a un lavoro più ampio sulle competenze e sul rapporto tra tecnologia, territori e crescita. Per il festival, invece, il dato più utile è un altro: se si riesce a rendere le STEM più vicine, il pubblico risponde.