Xiaomi 16 avrà gli angoli più arrotondati nella storia degli smartphone
I nuovi render di Xiaomi 16, pubblicati dal noto tipster Ice Universe, mostrano un approccio radicale al design frontale. L’elemento che cattura subito l’attenzione sono gli angoli estremamente arrotondati, definiti dal leaker come “i più rotondi nella storia degli smartphone”.
La serie, attesa per settembre 2025, utilizzerà la tecnologia LIPO per ridurre ulteriormente le cornici, spingendo lo screen-to-body ratio a livelli mai visti. La fotocamera frontale appare più piccola, con un punch-hole discreto, e l’insieme restituisce un look molto più morbido e armonioso rispetto agli iPhone.
Confronto diretto tra Xiaomi 16 e Galaxy S26 Ultra

Il rivale più atteso è senza dubbio Samsung Galaxy S26 Ultra, previsto per gennaio 2026. Anche in questo caso i render e i dummy trapelati mostrano una svolta: gli angoli diventano meno squadrati, pur mantenendo una certa impronta “Ultra” riconoscibile.
Le cornici del modello Samsung risultano più sottili rispetto a Galaxy S25 Ultra, ma non al livello “rasoio” di Xiaomi 16. In mano, l’Ultra dovrebbe conservare un’identità più angolare e professionale, mentre Xiaomi sembra puntare tutto su eleganza e comfort.
Cornici, ergonomia e nuova identità estetica
Le scelte di design dei due giganti rivelano strategie diverse. Xiaomi vuole avvicinarsi al sogno di uno smartphone davvero senza bordi, offrendo una sensazione di immersione totale. Samsung, invece, prova a modernizzare il suo stile senza rinnegare l’eredità della gamma Note.
La reazione del pubblico è già divisa: c’è chi ama la freschezza della linea Xiaomi e chi preferisce la solidità visiva della proposta Samsung. Di certo, con due lanci così ravvicinati, il periodo tra fine 2025 e inizio 2026 promette una vera sfida estetica nel mondo smartphone.
I render di Xiaomi 16 non mostrano solo un nuovo telefono, ma una precisa dichiarazione di intenti: osare nel design. Con Galaxy S26 Ultra pronto a rispondere, la competizione non sarà solo tecnica ma anche visiva. La domanda resta: vincerà la ricerca estrema del bordo invisibile o la continuità di un’identità consolidata?