The Fappening: l’evoluzione della vicenda ci dice che la nostra privacy è a rischio!
Non si è ancora spento l’eco delle polemiche derivanti da quello che è stato definito “The Fappening”, ovvero il furto delle foto presenti su iCloud (e la successiva diffusione in rete) di alcune tra le più famose donne di spettacolo americane. Il “pomo della discordia” riguarda le solite immagini (e video) di contenuto “spinto” che queste celebrità tenevano memorizzate nella propria cartella di iCloud e che, grazie ad una falla di sistema, sono state rubate da un hacker che non ha perso tempo nel venderle al miglior offerente, facendole diventare virali in pochissimo tempo.
Innanzitutto è bene sottolineare una cosa che, tutti quanti noi che utilizziamo quotidianamente uno smartphone o un tablet, dovremmo aver ben presente: il cloud è il peggior posto per immagazzinare dati particolarmente personali in quanto, pur essendo protetto da password, si basa comunque su server che sono perennemente online, per cui maggiormente esposti ad attacchi hacker di quanto invece possa essere un semplice hard disk. Questo vuol dire che bisogna usare raziocinio nell’immagazzinare i file personali, in quanto una leggerezza in tal senso può davvero rovinare la vita della gente coinvolta. Certo, credo che la vicenda in questione in fin dei conti abbia fatto anche piacere ad alcune delle celebrità coinvolte, visto che si è comunque verificato un importante ritorno di popolarità. Immaginate però se i protagonisti di quelle immagini o di quei video fossero state persone comuni. Per cui fate prestate la massima attenzione in tal senso.
Detto questo però, la cosa davvero inquietante di questa vicenda è stata la politica di “scarica barile” messa in atto dalla Apple che, nonostante sia la fornitrice del servizio iCloud, se ne è bellamente lavata le mani; e sapete come? Grazie a quelle famose “condizioni di utilizzo” che si accettano all’inizio, e che nella maggior parte dei casi non vengono mai lette dai noi utenti. Bene, in quei lunghi e noiosi documenti sono contenuti tutti i cavilli legali che esonerano Apple dalla responsabilità legata a casi come questo.
Per potervi fornire un articolo più completo, sono andato a spulciarmi anche le condizioni di utilizzo degli altri due famosi servizi cloud, ovvero Google Drive e Dropbox. Purtroppo la situazione non cambia anche in questo caso e così’, una volta accettate le condizioni, praticamente Google e Dropbox Inc. sono LEGALMENTE esonerate da ogni responsabilità.
Ci sarebbe tanto da discutere sulla liceità morale di questa faccenda, ma purtroppo difronte a colossi del genere la partita è persa in partenza. Proprio per tale ragione, vi invito ancora una volta a prestare la massima attenzione nel salvataggio dei vostri file personali, che potrebbero finire in rete molto più facilmente di quanto possiate immaginare.