Apple: un’azienda plasmata da Tim Cook
Indubbiamente il titolo di questo articolo è alquanto provocatorio, anzi pare una sorta di “lesa-maestà” nei confronti di Steve Jobs, una figura che ha di fatto segnato la storia dell’elettronica di consumo. Voglio però sottolineare che il titolo non è soltanto una provocazione,ma rappresenta un’attenta analisi dell’evoluzione dell’azienda di Cupertino sotto la gestione Cook. Procediamo con ordine.
Quando Jobs si è dimesso dalla carica di CEO nel 2011, Apple proveniva da un decennio di assoluti successi durante il quale aveva praticamente riscritto la storia del commercio musicale (con iPod), della telefonia mobile (con iPhone) ed aveva di fatto re-inventato la categoria dei tablet-pc (con iPad). Principale fautore di questi successi è stato senza dubbio Steve Jobs che, grazie al suo carisma ed alle sue intuizioni geniali, è riuscito a creare un vero e proprio culto alle spalle della mela morsicata. Per tutte queste ragioni, era inevitabile che le dimissioni di questo personaggio avessero creato un clima di assoluta incertezza attorno al suo successore, ovvero il più pacato Tim Cook.
Oggettivamente il nuovo CEO non è stato in grado di riproporre le innovazioni dell’era Jobs, ma è riuscito comunque a mantenere elevatissimi i profitti grazie ad una politica che testimonia la consapevolezza di non possedere il genio di cui era portatore il compianto fondatore della Apple.
Questa consapevolezza, sintomo di enorme intelligenza, si è concretizzata in alcune scelte ben precise:
-innanzitutto, c’è stata la netta apertura nei confronti della Cina, nazione da sempre ostile a Jobs. Cook è riuscito a stringere un accordo con China Mobile (il più grande operatore telefonico mondiale), facendo diventare il mercato cinese come il più redditizio per la mela morsicata (con un utile di 5,8 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre);
– Tim Cook ha poi operato una diversificazione nel catalogo dei prodotti, introducendo sul mercato l’iPhone 5c e l’iPad Mini, segni tangibili di non voler più puntare su un unico prodotto per ogni categoria (cosa che invece era un “mantra” per Steve Jobs). L’evento del 9 settembre 2014 rappresenterà la più grande sfida per il CEO in questo senso, con la presentazione di due iPhone top gamma con diverse diagonali di display, ovvero la massima espressione di diversificazione del catalogo prodotti;
-in terzo luogo, consapevole dell’unicità del genio di Jobs, Cook si è dimostrato pronto ad accettare aiuto esterno tramite una serie di acquisizioni enormemente costose, tra cui quella di Beats Electronics per 3 miliardi di dollari (un qualcosa di mai visto con Jobs, che aveva acquisito pochissime aziende e soprattutto tutte molto piccole). In tal senso va visto anche il recente accordo con la storica rivale IBM per la creazione di una suite di applicazioni aziendali per iOs.
Insomma, è evidente che Apple non sia più fautrice di quell’innovazione tecnologica di qualche anno fa (cosa che continua a far storcere il naso agli azionisti), ma bisogna dare atto a Tim Cook di saper riconoscere i propri limiti e soprattutto di essere riuscito a mantenere alti i profitti nonostante l’aumento dei costi di produzione.
In attesa dell’evento del 9 settembre, mi piacerebbe discutere con voi sull’argomento: cosa ne pensate dell’operato di Cook?