Più di 1 medico su 2 lamenta il carico burocratico e il 91% accusa uno scarso equilibrio vita-lavoro, le prime ‘vittime’ sono i medici di medicina generale. La ricerca di MioDottore

Il carico burocratico e la condizione economica da un lato, lo stress e il bilanciamento con la vita privata dall’altro: su questi fattori sembra giocarsi oggi, a due anni e mezzo dall’inizio della pandemia, la situazione professionale dei medici italiani. A indagare il loro vissuto, lo studio svolto da MioDottore – piattaforma leader nella prenotazione online di visite mediche e parte della Unicorn Docplanner. Alla survey, svolta nel periodo di luglio-agosto 2022 in collaborazione con PKE, azienda leader nella gestione dei database della Sanità e nelle strategie di marketing per le aziende farmaceutiche, hanno partecipato complessivamente 694 medici, tra specialisti e medici di famiglia, e i risultati offrono una istantanea delle criticità vissute, dei desideri e delle prospettive sul futuro della professione.

I medici di medicina generale non sono appagati dalla professione. La causa? Troppa burocrazia

Medici specialisti e medici di medicina generale sembrano vivere in modo quasi opposto la propria condizione professionale. Se il 72% degli specialisti si dichiara soddisfatto dal proprio lavoro, lo stesso non vale per i medici di famiglia: solo 3 su 7 si dicono appagati dalla professione (29%). Tra le cause di questo malcontento, in primis, il carico burocratico, ritenuto il fattore meno soddisfacente da più della metà dei rispondenti (56%), seguito da un trattamento economico non adeguato (18%). Più nel dettaglio, la burocrazia impatta negativamente sul vissuto dei medici di medicina generale: per il 77% di loro è proprio questo il fattore più frustrante, contro il 41% degli specialisti. Questi ultimi lamentano, invece, in maniera maggiore l’aspetto economico: per il 23% dei medici specialisti lo stipendio non è adeguato (aspetto riportato da solo 1 medico di medicina generale su 10). Meglio invece la comunicazione con i pazienti, ritenuta buona dal 58% degli intervistati. Particolarmente appagati dalla relazione con i propri assistiti sono gli specialisti (69%), mentre circa la metà (55%) dei medici di famiglia intravedono un margine di miglioramento anche nell’aspetto comunicativo.

Cattivo work-life balance per 9 medici su 10 che sognano un futuro con meno stress e più tempo libero, ma non credono nel PNRR

Fare il medico è un lavoro totalizzante, almeno questo è ciò emerge dalla ricerca di MioDottore: secondo il 91% degli intervistati l’attività clinica toglie tempo alla vita privata. Anche in questo caso, a esserne maggiormente colpiti sono i medici di famiglia, con il 96% che accusa uno scarso equilibrio tra vita professionale e vita personale. Una criticità che si riflette nelle loro esigenze di lungo periodo: complessivamente, più di 3 medici su 5 desiderano un futuro lavorativo con meno stress (44%) e più tempo per sé (20%). I dati mostrano, ancora una volta, una netta polarizzazione delle opinioni dei medici di medicina generale, con un 83% che vorrebbe vivere il lavoro con meno pressione. Nel caso dei medici specialisti, invece, l’incidenza di chi ricerca una maggiore serenità lavorativa scende al 51% ed emerge l’ambizione a crescere professionalmente e guadagnare di più (38%).

Sempre guardando al futuro, appaiono decisamente negative le prospettive sugli effetti della riforma del Sistema Sanitario Nazionale e delle misure di rilancio adottate dal Governo. A dichiararsi ottimista, infatti, è solo il 5% dei professionisti, mentre 52% crede che gli effetti sulla condizione lavorativa della propria categoria saranno nulli e, addirittura, un 43% sostiene che la situazione dei medici peggiorerà dopo l’attuazione del nuovo modello di sanità definito dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

I dati emersi dalla nostra ricerca confermano come oggi i medici vogliano occuparsi dei loro pazienti con maggiore serenità e minore burocrazia”, sottolinea Luca Puccioni, CEO di MioDottore. “Le soluzioni digitali sono una valida risposta a questi bisogni, perché snelliscono il carico burocratico, aiutano a ottimizzare la gestione dello studio e potenziano la relazione medico-paziente. Da qui la sfida di MioDottore di servirsi della tecnologia per rendere la sanità più umana e siamo fieri che in questi anni la nostra piattaforma online di prenotazioni sanitarie non abbia mai sostituito l’incontro tra medico e paziente, anzi lo ha reso possibile”.  

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